Nel 1865 l’economista William Stanley Jevons notò che, più le macchine a vapore diventavano efficienti, consumando quindi meno carbone, e più l’estrazione del combustibile aumentava.

Il saggio “The Coal Question” illustrava come le macchine efficienti facessero risparmiare il proprietario che reinvestiva per acquisirne altre, ignorando ovviamente l’impatto ambientale.

L’impiego sempre più intensivo delle macchine, anche in più settori all’interno della stessa industria, aumentava l’estrazione del carbone, invece di diminuirla.

Il paradosso di Jevons è stato recentemente studiato dall’economista Paul Brockway dell’Università di Leeds, riesaminando 33 studi su quello che viene definito “rimbalzo” dato dall’aumento dell’efficienza energetica.

“Il rimbalzo globale, post-aumento di efficienza, mangia il 50% dei previsti cali di emissione, con punte anche dell’80% in nazioni come la Cina, che partono da consumi mediamente bassi”.

L’International Energy Agency ha mostrato che dal 1990 al 2007 i consumi di energia degli elettrodomestici sono calati vertiginosamente, mentre i consumi elettrici delle famiglie sono aumentati drasticamente.

Questo perché si ha sempre di più la tendenza a consumare più energia, soprattutto quando questa energia consuma di meno.

Anche in questo caso inconsapevolmente, come accadeva nelle fabbriche nel 1865, le nostre azioni tengono conto solo dell’impatto economico sulla nostra bolletta e non sull’inquinamento e spreco energetico.

Anche tu contribuisci all’aumento di inquinamento energetico dovuto dal paradosso di Jevans?

Rossana Gullino

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