Arthur Laffer, economista statunitense e consulente di Reagan, nei primi anni ’80 enunciò tale teoria “la Curva di Laffer” per convincere il Presidente ad abbassare le imposte dirette sulle persone fisiche.

La curva di Laffer permette di visualizzare la correlazione tra pressione fiscale e gettito fiscale.

L’idea è abbastanza semplice: se lo Stato ponesse le aliquote allo 0%, allora ovviamente non raccoglierebbe nessuna tassa.

Ma lo stesso avverrebbe se lo Stato ponesse un’aliquota al 100%. Nessuno lavorerebbe sapendo che non gli resterebbe niente dopo aver pagato le tasse.

Gli effetti della tassazione possono essere molto diversi se si fa riferimento, ad esempio, all’imposta sulle imprese, poiché, a parità di altre circostanze, le imprese tendono a localizzare gli utili nelle giurisdizioni in cui le imposte sono più basse.

Invece, la Curva di Laffer si riferisce all’imposta sui redditi delle persone fisiche.

A questa teoria si ispirano spesso coloro che vogliono ridurre le imposte sulle persone fisiche. Ad esempio, in Italia introducendo la cosiddetta flat tax). Sostenendo che l’operazione non abbia bisogno di coperture in quanto sarebbe in grado di autofinanziarsi.

Secondo la Fondazione Nazionale Commercialisti in Italia nel 2019 il tax rate reale era intorno al 48,2%.

E tu pensi che sia meglio aumentare o abbassare la pressione fiscale in Italia? E se investissimo le tasse?

Francesco Chimienti

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