La Spagna è la nuova locomotiva d’Europa
Negli ultimi anni la Spagna ha iniziato a correre più veloce del resto del continente. Inoltre l’economia iberica continua a mostrare una crescita stabile mentre l’Eurozona fatica a ritrovare slancio. Secondo il Financial Times, la Spagna è oggi la realtà economica più dinamica d’Europa, capace di superare Francia e Germania sia per ritmo di sviluppo sia per solidità del mercato del lavoro. Tutto questo conferma che la Spagna è la nuova locomotiva d’Europa, grazie a un modello produttivo diversificato e a un contesto più aperto a investimenti e immigrazione.
Una crescita costante che supera Eurozona, Francia e Germania
Dal 2023 il PIL spagnolo cresce intorno al 3% annuo, mentre l’Eurozona si ferma all’1%. Inoltre l’Ocse prevede per il 2025 un’espansione pari al 2,6% e al 2% nel 2026, numeri in linea con le stime del governo spagnolo e del Banco de España. Mentre la monarchia iberica avanza, Germania e Francia mostrano un quadro molto diverso.
La Germania è in recessione da due anni, con una previsione di crescita dell’1% nel 2026 e oltre 3 milioni di disoccupati, un livello che non si vedeva da un decennio. La Francia affronta invece una debolezza strutturale: finanze pubbliche sotto pressione e un clima politico instabile che frena consumi e investimenti.
Per questi motivi il Financial Times parla apertamente di “sorpasso” spagnolo. Infatti nel triennio 2023-2025 la crescita del PIL spagnolo è stata più che tripla rispetto a quella francese. Inoltre il miglioramento dei conti pubblici ha rafforzato la credibilità del Paese presso le agenzie di rating.
Un mercato del lavoro che continua a battere nuovi record
Il mercato del lavoro è uno dei motori principali della crescita. A ottobre gli iscritti alla previdenza sociale hanno raggiunto quota 21.839.592, con 141.926 occupati in più in un solo mese. Inoltre la Spagna ha appena superato un nuovo record: oltre 22 milioni di lavoratori, un traguardo mai raggiunto prima.
Secondo il Financial Times il vero fattore decisivo è stato l’arrivo medio di 600.000 migranti all’anno dal 2022, perlopiù giovani e in età lavorativa. La scelta di politiche migratorie più aperte ha ampliato l’offerta di lavoro e sostenuto la crescita. Parallelamente le riforme del lavoro del 2022 hanno aumentato i contratti stabili e ridotto la precarietà.
Il tasso di disoccupazione è sceso al 10,29%, il dato più basso dal 2008. Inoltre l’aumento dell’occupazione ha generato più entrate fiscali, permettendo al governo di migliorare i conti pubblici senza tagli drastici.
Investimenti esteri, energia più economica e modello produttivo diversificato
La Spagna ha saputo sfruttare in modo rapido ed efficace i fondi del Next Generation EU. Inoltre la diversificazione del modello produttivo ha attirato investimenti esteri in misura superiore rispetto a molti Paesi europei. Dal 2015 al 2024 sono arrivati 304 miliardi di euro di investimenti diretti, contro i 191 miliardi registrati in Italia.
L’industria tecnologica e quella delle energie rinnovabili si affiancano oggi ai settori tradizionali come costruzioni e turismo. Inoltre la cosiddetta “eccezione iberica” sul prezzo del gas e la forte produzione di energia rinnovabile hanno ridotto la fattura energetica delle imprese e delle famiglie, stimolando consumi e investimenti.
Questa combinazione ha favorito un’economia più resiliente. Non a caso la Spagna è la nuova locomotiva d’Europa sia per tassi di crescita sia per stabilità.
Rating migliorati e confronto diretto con la Francia
Il miglioramento dei conti pubblici è un altro elemento centrale. Nel 2024 la Spagna ha registrato un deficit del 3,2% e un debito pari al 101,8% del PIL, entrambi in calo rispetto al 2022. La Francia invece ha chiuso il 2024 con un deficit del 5,8% e un debito del 113%, segnando un peggioramento.
Le agenzie di rating hanno riconosciuto questo cambio di passo: la Francia è stata declassata da AA ad A+, mentre la Spagna è stata promossa da A ad A+. Inoltre il costo dell’indebitamento risulta oggi più basso a Madrid rispetto a Parigi, un’inversione completa rispetto al periodo successivo alla crisi del 2008.
La crescita economica non risolve ancora tutte le fragilità sociali
Il quadro macroeconomico è molto positivo, tuttavia restano alcune criticità. I salari reali sono cresciuti meno del 3% in trent’anni e la produttività rimane bassa. Il salario minimo interprofessionale nel 2025 è salito a 1.184 euro netti per 14 mensilità, con un aumento del 61% dal 2018. Ne beneficiano 2,4 milioni di lavoratrici e lavoratori.
Il tasso di disoccupazione giovanile si attesta al 24%, molto più basso rispetto al 2013 ma ancora il più alto dell’Unione europea. Inoltre il divario salariale tra uomini e donne, pur in calo, resta vicino al 20%.
Il nodo principale riguarda il costo delle abitazioni, cresciuto in modo significativo sia per l’acquisto sia per l’affitto. Questa dinamica incide sulla povertà, che coinvolge ancora 12,5 milioni di persone. Inoltre oltre quattro milioni vivono in condizioni di povertà severa, nonostante le politiche di protezione sociale introdotte dopo la pandemia.
Per approfondire i principali trend economici puoi leggere anche la nostra analisi sull’inflazione. Inoltre puoi consultare la sezione dedicata alla crescita economica su Economiain10secondi.com. Per ulteriori dati puoi fare riferimento al Financial Times.
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