Economia · 16 Dicembre 2021
Referendum antinucleare: nessuno dei quesiti prevedeva la chiusura delle centrali nucleari
I referendum abrogativi del 1987 si tennero l'8 e il 9 novembre ed ebbero ad oggetto cinque distinti quesiti, tre di essi (il III, il IV e il V) riguardavano la situazione del nucleare in Italia Il terzo quesito chiedeva: "Volete che…
I referendum abrogativi del 1987 si tennero l'8 e il 9 novembre ed ebbero ad oggetto cinque distinti quesiti, tre di essi (il III, il IV e il V) riguardavano la situazione del nucleare in Italia
Il terzo quesito chiedeva:
"Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe* di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidano entro tempi stabiliti?"
Vinse il si con l’80,57%
Il quarto quesito chiedeva:
"Volete che venga abrogato il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone?"
Vinse il sì con il 79,71%
Il quinto quesito chiedeva:
"Volete che venga abrogata la norma che consente all'Enel di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all'estero?"
Vinse il sì con il 71,86%
La conseguenza del referendum fu la fine della produzione elettro-nucleare in Italia, sebbene, non ci fosse nel testo una esplicitamente richiesta a riguardo
Tutte le centrali nucleari attive (Sessa Aurunca, Caorso, Trino e Latina), tra il 1987 e il 1990, furono chiuse definitivamente.
Nozioni sul referendum abrogativo
Il referendum abrogativo viene comunemente annoverato tra le fonti di legge.
Infatti, il suo esito positivo determina l'eliminazione della legge.
L'art. 75 della Costituzione stabilisce che:
500.000 cittadini o cinque Consigli regionali, possono proporre all'intero corpo elettorale “l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge
Carmelo La Manna
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